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L'Anticamera della morte

Alba, Spazio Gallizio, Centro studi Beppe Fenoglio

AUTORE
Gallizio Pinot

SOGGETTO
Mobile a scaffali con oggetti ricoperto con uno strato di vernice nera

DATAZIONE
1964

UBICAZIONE ATTUALE
Alba,

PROVENIENZA
Casa Gallizio Galleria Martano Torino. In mostra dal 15 maggio al 19 giugno 2005 al Museo Civico Eusebio di Alba. 

TECNICA
scaffalatura in legno, credenza e oggetti dipinti con polvere di nero fumo

Anticamera, ovvero sala d'aspetto dalla quale si accede a quella di ricevimento, ma nel caso dell'opera di Gallizio, ciò ch'egli attende è un appuntamento inderogabile: la morte. Già il titolo suscita una certa inquietudine, avvicina e introduce lo spettatore al proprio destino; subito si manifesta un senso di rispetto, cala il silenzio e diventa difficile pronunciarsi. La polvere che avvolge gli oggetti è segno indelebile del passare tempo, di un tempo che scorre incessante, avvicinandoci minuto dopo minuto al nostro appuntamento. Osservando quest'opera, meditiamo, dunque, non solo sulla vicenda umana di Pinot, ma anche sulla nostra e siamo completamente coinvolti in essa. L'installazione-ambientale (l'ultima realizzata dall'artista) raggiunge il suo scopo con estrema efficacia: catturare in sé il pubblico, attraverso una partecipazione non solo sensoriale, ma anche psicologica.
Spinto dall'idea premonitrice della morte imminente, credendosi malato di cancro, a partire dal 1963 Gallizio abbandona la ricca e svariata tavolozza, per passare al nero, colore con cui dipingerà le ultime opere. L'Anticamera viene concepita a breve distanza dalla morte, a conferma che quell'oscuro presagio era veritiero. Gallizio, definito artista-alchimista, proprio con questa ultima testimonianza della sua attività, raggiunge più che mai il connubio tra le doti pittoriche e quelle di mago, in grado di predire il futuro.
Egli ricopre con uno strato di vernice nera un mobile a scaffali dello studio, disposto lungo due muri ad angolo, trasformando così gli oggetti accumulati nel corso della sua vita, in reperti archeologici, testimoni silenti della sua esistenza. La pittura, nella tinta nera, annulla se stessa per cancellare l'opera e la materia, essa straripa nella realtà, impossessandosi dello spazio circostante per diventare percorribile, fruibile fisicamente e mentalmente. L'artista archivia e cataloga gli oggetti più svariati, scelti sia per valore affettivo, che per valore simbolico: vasi in terracotta, lo stampo per la produzione di caramelle, la statuetta di una Madonna, segno della rigida educazione cattolica, un pugnale, corna di antilope e altri elementi ermetici come, il teschio appoggiato accanto alla pistola, due cariatidi, una bilancia. Con questi pochi oggetti sintetizza tutta la sua vita e le sue attività: chimico, erborista, archeologo e pittore.
Il rispetto che si prova di fronte all'opera è lo stesso che si ha davanti ad una tomba, pare di entrare in un luogo sacro, dove viva resta la presenza dell'artista. Come ha scritto Maurizio Calvesi: L'alchimista-pittore Gallizio lascia dietro di sé una grande opera, un atto insieme espressivo e telepatico. Vero testamento spirituale di immenso valore artistico, con questa installazione l'artista raggiunge l'identificazione tra arte e vita; la pittura, unico tramite tra la vita e l'elaborazione teorica, trasforma la realtà e diventa il mezzo cui affidare il ricordo di sé.
Giuseppe, Pinot, Gallizio nasce ad Alba il 12 febbraio del 1902. Laureatosi in chimica e farmacia all'Università di Torino, apre una farmacia in via Cavour ad Alba, che dovrà chiudere nel '41 per problemi politici. Chiamato alle armi durante la Guerra, nel '43 si unisce ai partigiani, divenendo membro del CLN Langhe. Uomo dai molteplici interessi, mosso da un insaziabile desiderio di conoscenza e di scoperta, Gallizio nel corso della sua vita indaga numerosi ambiti di ricerca. Chiusa la farmacia, apre un'erboristeria, dedicandosi allo studio delle erbe; altra grande passione è quella per l'archeologia, che lo vede impegnato in scavi nell'albese, che contribuiranno ad arricchire la collezione del Museo Civico Archeologico Federico Eusebio della sua città. Incontro decisivo è quello avvenuto nel 1952 con Piero Simondo, giovane studente e pittore, che si trasferisce presto a casa di Gallizio, facendo schioccare in lui la scintilla per la pittura. Dalla riflessione teorica sull'arte, Pinot passa alla sua pratica, dedicandosi ad essa fino alla morte. Anche in questo ambito egli elaborerà nuovi procedimenti, tecniche e i primi tentativi di pittura a olio e resine, coniugando la sua attività di chimico con quella recente di pittore e anticipando i futuri sviluppi della ricerca artistica. Nel 1956 organizza ad Alba, con altri illustri esponenti del mondo culturale, Simondo, Jorn, Verrone, Sottsass jr., il Primo Congresso Mondiale degli Artisti liberi.
Gallizio muore improvvisamente per infarto all'età di sessantadue anni, il 13 febbraio del 1964, non riuscendo così a partecipare alla XXXII Biennale di Venezia, cui era stato invitato dal critico d'arte Maurizio Calvesi, che gli dedicherà una sala personale.

Bibliografia

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