Madonna con il Bambino in trono
Roma, Pinacoteca Capitolina
AUTORE
Macrino d'Alba - Gian Giacomo de Alladio
SOGGETTO
Madonna con il Bambino in trono e i santi Nicola e Martino di Tours
DATAZIONE
1492-1493
UBICAZIONE ATTUALE
Roma, Pinacoteca Capitolina
PROVENIENZA
Acquisto dell'archeologo Carlo Fea nel 1824
TECNICA
Tempera su tavola
La tavola è da considerare fra le prime opere a noi note del Macrino, in quanto a datazione, e costituisce un ulteriore contributo all'ipotesi di una formazione dell'artista presso la bottega del Pinturicchio a Roma, dove molto probabilmente avrebbe soggiornato, come sembrano indicare diversi elementi delle sue opere (in particolare quelle giovanili come il dipinto della Pinacoteca Capitolina, il trittico di Francoforte e il trittico del 1495 del Museo Civico di Torino), anche se tale viaggio non è documentato. Nel 1493 troviamo a Roma due futuri committenti di Macrino: il vescovo di Alba Andrea Novelli e Benvenuto Biandrate di San Giorgio, giunti ad omaggiare il nuovo papa Alessandro VI in rappresentanza del marchese Bonifacio Paleologo, ed è probabile, secondo lo storico dell'arte E. Villata, che Macrino abbia fatto ritorno con essi. Tale opera è caratterizzata dal linguaggio stilistico umbro-toscano da non ammettere un coinvolgimento dell'autore con la realtà piemontese per cui, prendendo il 1493 come data del ritorno in patria, la stessa data va considerata come il termine ultimo per la pala capitolina sia che sia stata realizzata ancora a Roma o immediatamente dopo il rientro.
La tavola rappresenta al centro Maria, seduta su di un trono decorato da arabeschi e sormontato da un baldacchino, mentre tiene sulle ginocchia con entrambe le mani il Bambino Gesù. Quest'ultimo si rivolge verso destra a San Nicola per afferrare uno dei tre pomi leggendari; tradizionalmente le tre palle d'oro sono la rappresentazione dei tre sacchetti pieni di monete d'oro che San Nicola gettò di notte nella casa di tre fanciulle, affinchè potessero sposarsi onorevolmente, in quanto il loro padre, non possedendo i denari per la dote, voleva avviarle alla prostituzione.
Sul lato opposto è raffigurato San Martino di Tours, sul risvolto del suo mantello leggiamo l'iscrizione che ne riporta il nome san martinus, così come sul risvolto del mantello dell'altro santo troviamo l'iscrizione san nicolas; entrambi compaiono in abito vescovile con la mitria, il pastorale e un libro.
Alle spalle dei personaggi si apre un ampio paesaggio, in cui si riconoscono edifici della Roma romana e medievale, che costituisce per il Piemonte una novità in campo figurativo e rimanda alle aperture paesaggistiche delle opere del Pinturicchio. Anche dal punto di vista tecnico ci sono dei punti di tangenza con il procedimento utilizzato dal pittore umbro fra la fine degli anni ottanta e l'inizio degli anni novanta del Quattrocento: incisione condotta con lo stilo sulla preparazione della tavola per poi passare ad un disegno a pennello reso con un tratteggio molto fitto e l'utilizzo di una tempera non molto coprente stesa sempre a tratteggio e non per mezzo di larghe campiture. Villata individua un riferimento preciso, per quanto riguarda la figura della Madonna, nella "Santa Caterina con donatore" del Pinturicchio datata 1492 e conservata presso la National Gallery di Londra, sia per la testa e il busto sia per il panneggio dell'abito, con pieghe semplici e talvolta parallele. I due santi trovano un riferimento forte nel grande cantiere umbro-toscano che lavora alla decorazione della Cappella Sistina: l'atteggiamento del San Nicola rimanda a certe figure del Perugino, in particolare nella scena della Consegna delle chiavi, mentre San Martino ricorda i Pontefici della Sistina affrescati da Perugino, Ghirlandaio e Botticelli. E proprio a Botticelli si riferiva l'antica attribuzione dell'opera, smentita da Adolfo Venturi nel 1890, a favore di un seguace del Ghirlandaio, per poi essere dallo stesso Venturi modificata a favore di Macrino nel 1898.
Attualmente la pala si trova alla Pinacoteca Capitolina di Roma dove giunse nel 1824 dopo la vendita da parte del proprietario, l'archeologo Carlo Fea, che la considerava opera del Botticelli; ma non sappiamo come questo illustre personaggio, che fu anche presidente onorario del Museo Capitolino, ne entrò in possesso. Le vicende precedenti e l'iniziale destinazione dell'opera non sono documentate, ma considerando l'importante ruolo dei due santi nella fondazione del monachesimo occidentale e la frequente committenza di opere del Macrino da parte di ordini regolari, si potrebbe avanzare una commissione monastica. La cornice non è coeva all'opera ma risale a fine Ottocento e non fu realizzata appositamente per il dipinto in questione, in quanto essa copre in parte il lato sinistro del dipinto.
Bibliografia
E.Villata, Macrino d'Alba, Editrice Artistica Piemontese, Savigliano, 2000.
G. Romano, (a cura di), Macrino d'Alba, protagonista del Rinascimento piemontese, catalogo della mostra promossa dalla Fondazione Ferrero (Alba, 20 ottobre-9 dicembre 2001), Editrice Artistica Piemontese, Savigliano, 2001.