CAVAZZA Domizio

1856 - 1913 Direttore Scuola Enologica

Domizio Cavazza fu un grande produttore di vini, valorizzò il Barbaresco, difendendone le caratteristiche e la tipicità, affiancandolo al Barolo, entrambi prodotti dal più prestigioso vitigno piemontese, il Nebbiolo, ma coltivato in piccole zone con caratteristiche diverse, una ad Est, l'altra a Sud di Alba.
Ma Cavazza fu soprattutto uno studioso, portato all'intento pedagogico, con una straordinaria predisposizione all'organizzazione, sia in campo scolastico che in quello agricolo, come la gestione delle sue vigne e la fondazione e l'organizzazione della Cantina Sociale del Barbaresco, una delle prime in Italia e oggi fra le più prestigiose per la qualità del prodotto.
Domizio Cavazza era nato a Concordia sul Secchia, un grosso borgo modenese, nel 1856; il padre era notaio del Comune, la madre una nobildonna, Anna dei baroni Zanoli, che hanno nello stemma una vite appoggiata a due grandi rami di ulivo, tecnica al tempo molto diffusa nella viticoltura emiliana e che costituisce una sorprendente premonizione per il futuro di Domizio.
Nel 1878, a 22 anni, si laurea "con molto plauso" in Agronomia e Agrimensura all'Università di Milano e compì, successivamente, studi di perfezionamento in campo viticolo ed enologico, prima a Versailles, poi a Montpellier, ottenendo l'apprezzamento e la stima di due eminenti studiosi, Viala e Foëx, che lo segnalarono al Ministro dell'agricoltura italiano, Domenico Berti.
In Francia, Cavazza ebbe modo di verificare gli effetti devastanti della filossera, che aveva disertificato immense aree viticole, ma anche di approfondire i rimedi e le contromisure che applicò alle nostre terre al sopraggiungere dell'infezione.
Sempre a Montpellier venne scoperta, negli anni della sua permanenza, la peronospora ed ebbe così modo di studiare gli effetti ed i mezzi per debellarla.
Così quando, nel 1881, a ventisei ani, il Ministro lo chiamò a fondare e dirigere la Scuola pratica di viticoltura ed enologia di Alba, fortemente voluta dalla classe politica albese e dagli imprenditori agricoli della provincia cuneese, Cavazza poteva vantare conoscenze ed esperienze dottrinali e tecniche non comuni per il tempo.
Il 6 settembre 1881 si riunì il primo Consiglio di amministrazione della scuola che elesse l'onorevole Michele Coppino, rappresentante del Governo, a suo presidente.
Coppino, 1822-1901, e lo ricordo per i non albesi, fu per quarant'anni deputato di Alba, ministro della Pubblica istruzione per sette anni ed anche presidente della Camera.
Cavazza, direttore della scuola, fu anche nominato Segretario del Consiglio di amministrazione ed eccezionale non solo per l'impegno, ma anche per le capacità organizzative, impresse ai lavori del Consiglio un'accelerazione insolita ai lavori dello stesso e fece discutere ed approvare subito, nella prima riunione, il regolamento organico della scuola da lui predisposto e che, in meno di un mese, sarà approvato dal Ministero e firmato dal Ministro Berti, consentendo la piena operatività del primo corso triennale con 17 iscritti. Nel 1884 usciranno dalla scuola i primi 9 licenziati dei 17 iscritti, una selezione non trascurabile in una scuola che prevedeva 12 ore al giorno tra insegnamento ed esercitazioni pratiche nei vigneti dell'Istituto.
Domizio Cavazza restò a dirigere la scuola per dieci anni, i più difficili, quando tutto era da organizzare, mancava una sede fissa, anni eroici che furono tuttavia significativi ed indispensabili per far crescere un seme che era più di una scommessa per la terra albese e consolidare un'istituzione che fu, ed è, fra le più prestigiose in Italia.
Per contrasti con il Consiglio di amministrazione e con la stessa Amministrazione comunale che, dopo gli entusiasmi iniziali, erano lenti nelle decisioni e nelle soluzioni definitive da dare alla Scuola, accettò di trasferirsi alla Scuola di viticoltura ed enologia di Conegliano Veneto, ma restò sempre legato all'albese, avendo acquistato vigneti in Barbaresco e lo stesso castello per la cantina.
Pur facendo il pendolare fra Conegliano Veneto, prima, e Bologna poi, dove aveva assunto la cattedra ambulante per l'insegnamento pratico nelle campagne e di direttore dell'Ufficio tecnico agrario provinciale, e la sua Barbaresco, che considerava la sua terra di adozione, sulla base delle prime esperienze produttive maturò concetti, intuizioni e sperimentazione sul vino Nebbiolo di Barbaresco, di folgorante valore innovativo. Individuò del vino caratteristiche organolettiche specifiche e, ispirandosi alle più avanzate tecniche di produzione ed invecchiamento dei vini francesi, ottenne un prodotto nuovo dalle caratteristiche e tipicità uniche che codificò in studi e pubblicazioni. Nel 1893 convocò Guido Rocca di Neive ed il conte Cesare Cocito, nella sala comunale di Barbaresco, una pubblica adunanza di viticoltori e produttori più intraprendenti della zona omogenea che aveva individuato tra Barbaresco, Neive e Treiso, tenendo una relazione sullo stato della vite e del vino della zona che fu approvata dall'assemblea che decretò la fondazione della Cantina sociale di Barbaresco per scongiurare la speculazione e la coalizione di mediatori e compratori che tenevano spesso i prezzi delle uve e dei vini della zona artificiosamente bassi, con grave danno per i produttori.
Il 1893 può quindi essere considerato l'anno ufficiale di nascita del vino Barbaresco e la Cantina sociale, sotto la direzione tecnica di Domizio Cavazza, intraprese una serie di sperimentazioni e di ricerche tese alla valorizzazione ed al miglioramento qualitativo del vino. Colpito da una grave malattia a Bologna, nel 1911, le cure gli consentirono di trasferirsi definitivamente a Barbaresco, ove morì il 9 agosto 1913.
L'Ordine dei Cavalieri ha inserito nel 1999 fra le sue opere tre pubblicazioni di Domizio Cavazza.
La prima è uno studio del 1887, di economia vitivinicola su "I vigneti del cav. Luigi Parà presso La Morra", un trattato completo sulla conduzione vitivinicola di un'azienda modello, dall'impianto del vigneto alla vendemmia ed alla trasformazione del prodotto, con la descrizione delle tecniche ed una chiara distinta delle spese e delle rendite.
La seconda è una conferenza del 1884 sulla vendemmia di quell'anno, una triste vendemmia per le avversità atmosferiche, in cui il Cavazza esamina le cause e fornisce i mezzi per prevenire le difficoltà per l'anno successivo.
La terza pubblicazione del 1907, su "Barbaresco ed i suoi vini", è un trattato storico sulla zona, la coltivazione della vite, i vini, le finalità della Cantina sociale e le caratteristiche del vino Barbaresco.
La loro lettura, oltre che piacevole, utile ed interessante, ritengo possa essere il miglior ricordo ed il miglior omaggio a Domizio Cavazza.

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