ROBERTO Riccardo

1879 - 1958 Avvocato, Parlamentare, Esponente del C.L.N. Albese

Riccardo Roberto nacque ad Alba il 5 maggio 1879, laureatosi in Legge, dopo un periodo di praticantato in Asti, tornò ad Alba per aprire uno studio legale, quando il Socialismo stava muovendo i primi passi. Nel 1893 era stato fondato ad Alba il Circolo socialista, sciolto l'anno successivo dalla polizia; ricostituito con poche decine di iscritti nel 1898, era stato oggetto, a seguito delle repressioni nazionali del Governo Pelloux, di un processo conclusosi con alcuni mesi di confino a carico dei principali esponenti; il gruppo era costituito da Giovanni Bailo, Giuseppe Cencio, Vincenzo Ravinale, Giovanni Longhi, dotati di grande fede socialista ma di scarse prospettive politiche. L'arrivo ad Alba di Roberto che si era avvicinato al socialismo all'Università di Torino, fu rilevante in quanto disponeva di una notevole capacità dialettica e di iniziativa e sull'esempio di quanto aveva visto in Asti, aveva fondato, nel 1902, un giornale dal titolo complicato: Il Socialismo è il Sole dell'Avvenire che, pur con ampie e lunghe pause, fu pubblicato sino al 1921.
Riccardo Roberto iniziò la sua attività politica organizzando conferenze in Alba e nei comuni circostanti. Oratorio brillante era anche richiesto a Saluzzo, Savigliano e Mondovì, ove collaborava saltuariamente al periodico Lotte Nuove. Nel gruppo socialista albese si confrontavano due tendenze: da una parte i Socialisti riformisti guidati dai medici Giovanni Rocca e Camillo Astesiano, che si erano avvicinati al partito non per intime profonde convinzioni politiche, ma per spirito filantropico ed umanitario, mentre il gruppo guidato da Roberto, era su posizioni di rigida intransigenza e di assoluta opposizione al riformismo turatiano.
L'attività politica di Roberto riuscì a far nascere a La Morra il primo circolo socialista, facendo anche eleggere nel 1902, alle elezioni amministrative, un consigliere comunale, Giovanni Ravinale, ed altri consiglieri filo-socialisti; nell'anno successivo Roberto fondava sezioni a Mango, Neive, Diano ed in quasi tutti i centri più importanti delle Langhe costituiva dei gruppi socialisti. Nel 1904 si tennero le elezioni politiche e Riccardo Roberto venne presentato candidato nel collegio di Cherasco, in quanto nel collegio di Alba gli fu preferito ancora una volta il dottor Giovanni Rocca; naturalmente non furono eletti, ma a Cherasco Roberto quintuplicava i voti del partito che passava dal 6 al 15%, mentre ad Alba i voti raddoppiavano. Nel novembre dello stesso anno i Socialisti avevano anche tentato di farsi eleggere in Consiglio comunale, ma la lotta fra i Liberali intransigenti ed i Liberali moderati che avevano accolto in lista i cattolici murriani di Silvano Vico, non avevano lasciato spazio ai Socialisti, anche se la loro affermazione in numero di voti aveva suscitato non poche impressioni; anche nelle elezioni parziali del 1906 Roberto non riuscì eletto, ma intensificò la sua attività soprattutto come agitatore sociale promuovendo, in città e nel circondario, la costituzione di un numero incredibile di leghe di resistenza e cooperative di lavoro fra i lavoranti del legno, i muratori, i carradori, i garzoni panettieri ed i metallurgici delle piccole officine; fra il 1906 ed il 1907 riuscì a trascinare allo sciopero le ragazze della Filanda De Fernex, gli operai della vinicola Calissano ed i fornaciai, facendo si che tutti ottenessero riduzioni di orario ed aumenti di paga, nonché il diritto di celebrare il primo maggio, che per la prima volta fu festeggiato in città con cortei autorizzati; nell'autunno del 1907 capeggiò l aprotesta dei viticultori che si vedevano respingere sul mercato le uve danneggiate dal maltempo ed assieme al farmacista Astesiano ed al commerciante Carlo Cencio teneva aperta la sezione di via Gazano anche negli anni antecedenti la prima guerra mondiale quando il socialismo ebbe, in tutta la provincia di Cuneo, un pesante reflusso proprio per la loro rigida intransigenza ed attività sindacale.
Con la prima guerra mondiale venne richiamato militare e promosso Sottotenente, tenuto tuttavia sotto controllo e spostato dalla guarnigione di Saluzzo, a cui inizialmente era stato assegnato, per i contatti che aveva stretto con i Socialisti della città e venne continuamente spostato da Asiago, Milano, Domodossola, Pallanza e Novara.
Terminata la guerra riprese la sua attività politica e, nel 1919, con 6.566 preferenze, l'avvocato Riccardo Roberto fu uno dei quattro deputati socialisti eletti in Provincia ed il Partito aveva ottenuto il 30% dei voti; a quel primo successo seguì la sconfitta nelle elezioni comunali del 1920, ove il Partito Popolare di Bubbio e Vico, votandosi con il sistema maggioritario, ottenevano 24 seggi, mentre i Socialisti ne ottenevano solamente 2, con Roberto ed Astesiano e gli altri 4 erano appannaggio del Movimento Rurale, poi Partito dei Contadini d'Italia di Urbano Prunotto; era quest'ultima una formazione politica, che pur essendo agli inizi, si poneva in diretta competizione con il Partito Socialista nel mondo agricolo che, all'epoca, rappresentava l'80% della popolazione.
A Roma, Roberto fu uno dei Vicepresidenti del Gruppo Parlamentare Socialista, dotato di una eloquenza incontenibile ed irruente, si segnalò per i frequenti interventi ed in particolare per quello pittoresco fatto in occasione del dibattito sul programma dell'ultimo Governo Giolitti, in cui chiedeva l'istituzione della Repubblica ed intimava a Vittorio Emanuele III di sloggiare entro una settimana.
Al Congresso Socialista di Livorno, partecipò come componente dell'Ufficio di presidenza, dirigendo i lavori per un'intera giornata, ed il 21 gennaio 1921, lasciò il Teatro Goldoni, sede del Congresso, per recarsi al Teatro San Marco e dare vita al nuovo Partito Comunista; nel nuovo gruppo parlamentare fu eletto Vicepresidente ed in tale veste tenne il suo primo discorso il 2 febbraio 1921. Ricandidatosi alle elezioni del 15 maggio 1921, non fu rieletto, in quanto il Partito non ottenne in provincia di Cuneo il quorum necessario, contrastato come fu specialmente nell'albese dal popolare Teodoro Bubbio e dal contadinista Urbano Prunotto, entrambi eletti.
Intanto il Municipio di Alba veniva occupato dai Fascisti e Riccardo Roberto, assieme ad Urbano Prunotto, si trovò a fianco della Giunta Popolare capeggiata dal Sindaco Vico, nel respingere tale occupazione e, non potendo partecipare alla riunione dei Consiglieri in casa del Sindaco, perché impegnato a Torino in un processo contro operai socialisti, fece pervenire la sua adesione convinta all'ordine del giorno contrario alle dimissioni, che ribadì in Consiglio comunale nella seduta del 6 dicembre quando il verbale della riunione svoltasi a casa del Sindaco fu inserita fra gli atti del Consiglio stesso.
Sciolto il Consiglio comunale nel 1925 e non più rieletto in Parlamento, Riccardo Roberto, pur fingendo di dedicarsi interamente all'attività forense, continuò l'attività politica ed iniziarono le persecuzioni del Partito Fascista.
Già nel 1923 aveva subito una pesante perquisizione e si era ancora candidato nel 1924 a quelle elezioni in cui già una norma introdotta dal Regime fascista assegnava alla coalizione del Centro i due terzi dei seggi. Nel marzo del 1929 fu tratto in arresto per attività antifascista con l'accusa di aver svolto riunioni non autorizzate e per quella volta se la cavò con una ammonizione; nuovamente arrestato nel 1935 fu rinviato alla Commissione per il Confino e condannato a due mesi e risottoposto a vigilanza; nel 1937 fu nuovamente ammonito per il suo comportamento irriguardoso tenuto verso un ufficiale giudiziario ed un cancelliere del tribunale di Alba; dopo il 1941 era attentamente sorvegliato ed i suoi frequenti viaggi a Torino per ragioni professionali sottoposti a pesanti e fastidiosi controlli; dopo l'8 settembre venne arrestato dai tedeschi e detenuto per una ventina di giorni.
Entrò quindi a far parte della Resistenza attiva e rappresentò il Partito Comunista nel C.L.N. cittadino; dopo la Liberazione costituì con Bubbio, Gioelli, Favro Bertrando e Chiampo la Giunta esecutiva, con l'incarico di vicesindaco.
Il 24 marzo 1946 fu eletto in Consiglio comunale, ove si votava ancora con il sistema maggioritario, nella lista per il Fronte Popolare, unico rappresentante del Partito Comunista mentre 3 seggi andavano agli esponenti socialisti; fu rieletto in Consiglio nel 1951, ove rimase sino al 1956. Più volte fu ancora ricandidato nelle elezioni provinciali ed in quelle per la Camera dei Deputati, ma pur ottenendo consistenti risultati, non fu più eletto.
Morì ad Alba il 28 settembre 1958.

Bibliografia

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