PIO Cesare

1861 - 1919 Industriale vinicolo

Vi sono dinastie imprenditoriali che definire nate dal nulla è sovente soltanto un modo di dire per celare un inizio fatto di sacrifici e sofferenze, sorretto da una determinazione forte, da una volontà decisa ad attuare un'idea che viene in mente, che appare subito ambiziosa ed irrealizzabile, ma che non dà tregua sino a quando il cammino sia avviato.
Alba e l'Albese hanno avuto, in tanti campi, esempi molteplici di questi capitani coraggiosi che hanno fondato un'azienda per la quale è difficile dire se fu più faticoso iniziarla o più impegnativo continuarla nel tempo.
Cesare Pio, fondatore della Pio Cesare, è stato un capitano coraggioso, che con sacrificio, sofferenza, determinazione ha perseguito un'idea per realizzarla al meglio.
Cesare Pio nasce a Mango il 30 settembre 1861, in località Prassotere, da una famiglia contadina di modeste proprietà, una di quelle tante famiglie di cui è popolata La Malora di Beppe Fenoglio, in un periodo nel quale era molto più facile da proprietari diventare mezzadri, che compiere il cammino inverso.
Quando nasce, l'unità d'Italia è appena stata proclamata, ma non ancora compiuta, Cavour è già il grande tessitore, Michele Coppino, giovane deputato di Alba, eletto da pochi professionisti e nobili proprietari terrieri, siede ancora nel Parlamento di Torino. Sono anche gli anni di frequenti e terribili epidemie di vaiolo e colera soprattutto, e sarà proprio il vaiolo il primo protagonista nella storia di Cesare Pio, che lo lascerà orfano di padre e di madre a soli nove anni.
Poiché la situazione dell'azienda agricola non consentiva lavoro per tutti, Cesare lasciò la cascina alle cure del fratello maggiore Battista e cercò occupazione come garzone prima ad Alba e poi a Bra ove conobbe, non ancora ventenne, Maria Rinaldi che lo sposò e lo aiutò, nel 1881, ad iniziare la professione di vinificatore in Alba, ove, con risparmi e debiti, acquisì uno stabile sul viale di circonvallazione, vicino a Porta Cherasca, il primo nucleo della attuale storica cantina, costruita sulle fondamenta di mura romane e medievali.
Iniziò così la produzione di vini albesi che vendeva in fusti e damigiane per la maggior parte. Da buon contadino langarolo dedicava ogni energia all'azienda ed il tanto lavoro crea i primi guadagni che risparmia per pagare i debiti ed allevare la famiglia costituita da tre figlie: Luigina, Antonietta e Domenica e l'unico maschio, Giuseppe, nato nel 1891.
All'inizio del secolo scorso la Pio Cesare è una cantina solida, specializzata nella qualità, pronta ad affrontare il vasto mercato europeo con un elegante e raffinato listino che presenta con il proprio marchio la produzione divisa in tre grandi gruppi:
- Vini finissimi da bottiglia in fusti e damigiane e per invogliare la clientela la ditta offriva le etichette ed un manuale con le regole elementari per un corretto imbottigliamento;
- Vini da pasto superioni in cui spiccava l'immancabile Barolino ed un originale Dolcetto d'Alba Barberato;
- Vini in bottiglia in casse da 12 con Barolo e Barbaresco extravecchi classici e l'Asti Gran Spumante, etichette che recavano lo stemma della città di Alba concesso dal Consiglio comunale come avveniva per la Calissano.
Con la sua articolata produzione, una promozione attenta e calibrata, Cesare Pio conquistò mercati importanti come la Svizzera ed il Belgio, mentre i fusti di Moscato venivano avviati sul mercato francese.
Nel decennio 1900-1910 la Pio Cesare conobbe un periodo di notevole espansione e conseguì medaglie d'oro di primo premio ad Asti, a Torino nel 1902, a Bruxelles nel 1910 ed a Cettigne, nel lontano Montenegro, patria della Regina Elena.Tra i collaboratori Cesare Pio assunse in quegli anni un giovane, ma già esperto Alfredo Prunotto, a cui darà in sposa la figlia Luigina e, dopo la morte del suocero, si metterà in proprio con una sua cantina.
Cesare Pio ebbe, per quei tempi, una felice intuizione, investire in alberghi e ristoranti, in Italia ed all'estero, per piazzare in esclusiva i suoi vini; individuò nei caffè e nei ristoranti delle stazioni, punti eccellenti di distribuzione della sua produzione; acquistò ad Alba uno dei più capienti alberghi con stallaggio, i Buoi Rossi, per far conoscere i suoi vini. Pensando al commercio estero volle che il figlio Giuseppe studiasse in un Collegio della Svizzera francese perché imparasse le lingue.
Fu uno dei primi esportatori di vini albesi viaggiando in lungo ed in largo in Europa, portando il nome di Alba nei locali più raffinati e competenti dell'epoca.
La Grande Guerra non fermò la sua attività anche se la rallentò, perché il figlio Giuseppe, ormai pienamente inserito nell'attività, era al fronte.
Si impegnò assiduamente anche nell'Amministrazione comunale; eletto Consigliere comunale nel 1914, nella lista dei liberari agrari del sindaco Uberto Govone, che faceva riferimento al cuneese Tancredi Galimberti, postosi in antitesi a Giovanni Giolitti, fu assiduamente presente alle sedute del consiglio e fu chiamato a presiedere la commissione Trasporti che si doveva occupare di risolvere i problemi dell'isolamento ferroviario e stradale che tormentavano Alba e la Commissione per le liste elettorali.
La sua attività industriale lo aveva portato, nel 1915, ad acquisire il castello della natia Mango per farne la prestigiosa dimora del marchio Pio Cesare.
Ma la guerra prima e la morte poi non gli consentirono di realizzare il suo sogno. Fu stroncato il 30 luglio 1919 all'Ospedale Mauriziano di Torino, poco prima di compiere 58 anni.
Il giornale albese La Bandiera scrisse "Noi che combattemmo lealmente ed apertamente la politica di Pio Cesare, oggi, con il commosso rimpianto dell'amicizia, salutiamo il forte lavoratore, l'uomo che deve tutto a se stesso, alla sua attività, alla sua genialità, al suo coraggio di produttore, la bella rinomanza conquistata nel campo dell'industria vinicola".
Che il suo fondatore avesse dato all'azienda solide basi lo testimonia il fatto che la Pio Cesare sia oggi in Alba la cantina storica più antica; nei rinnovati locali, la quarta generazione continua quell'impresa, con professionalità, successo e qualità eccellente.
La figura di Cesare Pio occupa quindi un posto di rilievo nella cerchia di quei Patriarchi del vino che hanno reso grande la più qualificata produzione del territorio albese.

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