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VERNAZZA Giuseppe

1745 - 1822 Storico

Giuseppe Vernazza nacque ad Alba il 10 gennaio 1745, figlio unico del medico Antonio Francesco e di Cristina Aglietti.
Ancora fanciullo seguì il padre, che svolgeva la sua professione abitualmente a Cervere, per trasferirsi poi a Fossano e ritornare quindi stabilmente nella città di Alba.
Avendo dimostrato intelligenza e precoce comprensione allo studio, entrò nei corsi regolari di Rettorica e Filosofia presso il Collegio albese ove dimostrò applicazione seria e profonda, una grande capacità di memoria ed in due anni vi compì tutti gli studi. Si iscrisse quindi all'Università di Torino per frequentare i corsi di Diritto Civile e di Diritto Canonico conseguendo nell'agosto del 1765 la laurea; continuò gli studi per un anno leggendo e studiando i classici latini e greci e si creò una solida cultura letteraria.
A ventun'anni iniziò la sua carriera pubblica presso lo Stato Sabaudo, assunto alla Segreteria di Guerra dal Conte Giovanni Battista Bogino, Ministro di Stato di Re Carlo Emanuele III, per passare poi alla Segreteria per gli Affari Interni con il Conte Menozzo.
La carriera nei pubblici uffici, l'incarico di custode degli Archivi dei Gesuiti dopo la soppressione dell'Ordine e la nomina nel 1780 a Segretario di Stato per gli Interni, tennero il Vernazza a Torino, ma fece comunque lunghi soggiorni ad Alba dove si dedicò a ricerche storiche, artistiche ed archeologiche nella città di Alba; avviato in questi studi da Melchiorre Rangone di Montelupo, insigne cultore dell'antichità, espertissimo nella numismatica e nella araldica, ricercatore attento e paziente delle genealogie.
Nel maggio del 1769 Vernazza si occupò di Alba, del riordinamento dell'Archivio dei Canonici e di quello delle Monache di S. Chiara pubblicando nel 1772, presso Giovanni Antonio Ranza a Vercelli l'opera intitolata Monache di S. Chiara in Alba nei primi secoli del Monastero.
Un periodo più lungo trascorse ad Alba alla morte del Padre, avvenuta il 25 marzo 1783 e durò due anni. In tale periodo Vernazza ospitò nella sua casa di Alba il Re e la sua famiglia illustrando loro l'Ara di Caio Cornelio Germano da lui scoperta e fatta ripescare nel Tanaro e trasferita presso la sua abitazione nel 1779.
Nel 1779, presentatagli dal Melchiorre Rangone, conobbe la contessina Giacinta Virgigna Fauzone di Montelupo, nata a Mondovì nel 1762 di nobile ed illustra famiglia piemontese; il matrimonio fu celebrato il 3 aprile 1780 nel vescovado di Mondovì da mons. Michele Casati.
Il Vernazza si sistemò ad Alba e ottenne dal Vescovo Langosco la possibilità di consultare l'Archivio del Monastero della Maddalena. Nello stesso anno Giuseppe Vernazza e la moglie si sistemarono a Torino ove lo studioso albese, pur mantenendo incarichi statali, iniziò a coltivare più assiduamente i suoi studi storici.
Giuseppe Vernazza, nel decennio fra il 1770 e il 1780 alternava a composizioni poetiche encomiastiche di matrice arcadica ricerche sulla storia patria, come testimoniano due scritti dell anni Settanta relativi alla sua città: Alba città nel Monferrato e Notizie degli scrittori albesani i quali vissero avanti il secolo XVIII, rispettivamente del 1770 e del 1773.
Il breve saggio venne poi ampliato e sviluppato alcuni anni più tardi sull'Encyclopèdie mèthodique di Nizza dove apparve nel 1789 con il titolo Alba.
Gli anni Settanta segnano anche gli interessi dello studioso per l'arte tipografica e la sua amicizia intellettuale con Bonaventura Porro, che dirigeva in quegli anni la Stamperia Reale di Cagliari e che a volte eseguiva preziose prove di stampa sui componimenti letterari o epigrafici dell'amico albese. Saranno infatti stampati a Cagliari l'Iscrizione latina per i restauri di porta di Corneliano d'Alba e l'edizione del marmo romano di epoca posteriore al governo di Caligola, decorato con figure, che era stato fatto estrarre dalle acque del Tanaro dallo stesso Vernazza e trasportare nella casa paterna nella sua città. E lo stesso Porro aveva curato la stampa dell'epitaffio in memoria del padre dello studioso, epitaffio inciso in una cappella della cattedrale di Alba che la famiglia aveva da tempo ricevuto in eredità assieme al diritto di sepoltura.
Allo stesso modo gli interessi per le antichità del Vernazza e i ritrovamenti nel territorio albese lo portavano a collocare storicamente queste importanti memorie patrie e a confrontare i problemi aperti o i risultati delle sue ricerche con i numerosi studiosi con i quali era in rapporto epistolare.
Gli scambi epistolari che il Vernazza teneva con molti studiosi anche esterni al Piemonte gli confermavano come le ricerche sulla storia patria non solo non limitavano le conoscenze a una realtà troppo ristretta, ma permettevano di ricostruire, su un territorio assai vasto che travalicava i limiti municipali e anche quelli degli stati del regno, un tessuto di notizie documentarie assai utili.
Gli anni Ottanta sono forse i più significativi e produttivi e testimoniano dell'interesse per i reperti epigrafici e antiquari e per le memorie figurative, considerate documenti ausiliari fondamentali per l'indagine storica. Tre scritti assai significativi: la Vita di San Teobaldo del 1786 (con una seconda edizione del 1818), Germani et Marcellae ara sepulcralis commentario illustrata del 1787 (con una seconda e una terza edizione, rispettivamente del 1796 e, postuma e tradotta in italiano, del 1825), e la Reparazione della Chiesa Cattedrale di Alba del 1789.
Giuseppe Vernazza può essere considerato il maggiore studioso della storia albese e le sue numerosissime pubblicazioni e i manoscritti ancora inediti sono un patrimonio indispensabile per la nostra comunità.
Il barone Giuseppe Vernazza di Freney morì a Torino il 13 maggio 1822.

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