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Cattedrale di San Lorenzo

Non si hanno notizie certe sulle origini della cattedrale di Alba, dedicata a San Lorenzo, ma verso il 1200, quando Alba diventò comune, il duomo non sarà utilizzato solo per le funzioni religiose, ma le sale poste sul porticato saranno sede di riunioni politiche e la stipula di atti pubblici (super voltas S. Laurentii).
Nel corso dei secoli subì numerosi rimaneggiamenti. Dopo il terremoto del 1652 la volta della navata precipitò e venne di ristrutturata con la realizzazione di due nuove cappelle laterali, quella di San Teobaldo e quella del SS. Sacramento. L’ultimo grande intervento di rinnovo della cattedrale avvenne tra il 1867-78 ad opera dell’ing. Edoardo Arborio Mella, che modificò l’esterno e l’arredo interno del duomo.
L’edificio a croce latina ha tre navate e seguendo un percorso di visita da destra, la prima cappella che si incontra è quella del Santo Crocifisso, il cui altare è stato disegnato da Arborio Mella in stile neogotico; sulle pareti laterali a sinistra c’è il dipinto Il Transito di San Giuseppe del XVIII sec. e a destra La Madonna con il Bambino, i Santi Filippo Neri e Grato, attribuito a P. Paolo Operti sempre del XVIII sec.
L’altare della Madonna del Sacro Cuore in stile neogotico, reca la statua della Madonna del Sacro cuore e alle pareti ci sono due tele di Agostino Cottolengo, a sinistra San Palemone abate 1827, a destra Sant’Eugenio papa del 1840.
Sull’altare della Sacra Famiglia si trova la pala La SS. Trinità e la Sacra Famiglia opera probabile di Cesare Rossi del 1875, a sinistra La Madonna della Consolata e a destra Gesù crocifisso.
Segue la cappella del SS. Sacramento, la cui pala d’altare rappresenta S. Elia profeta e S. Eligio in adorazione della Madonna del Carmelo del 1746, opera del Cuniberti, come le altre tele: a sinistra Profeta Elia destato e nutrito dall’Angelo a destra L’olocausto del Profeta Elia; l’affresco della volta, sempre dello stesso autore rappresenta Il rapimento del Profeta Elia; si trova ancora la tela Il martirio di S. Donato vescovo di Arezzo. Oltrepassata l’alta parete con ingresso alla sacrestia, che reca la statua del Vescovo Marco Gerolamo Vida, eseguita da Stefano Bossi nel 1870, si arriva al centro della cattedrale, dove una scalinata introduce all’area presbiteriale con l’altare maggiore di San Lorenzo in marmi intarsiati, mentre le pareti sono decorate dai quattro affreschi monocromi a encausto, che trattano episodi della vita di San Lorenzo, realizzati dall’artista Luigi Hartman nel 1871.
La pala d’altare La gloria di san Lorenzo martire 1776 è di Francesco Beaumont, il coro ligneo realizzato da Bernardino da Codogno nel 1512. In alto, lungo tutto il perimetro dell’abside corrono i medaglioni del Caironi, opera del 1871. Oltrepassato l’altare, si trova la cappella di San Teobaldo, la cui volta è stata affrescata dal Millocco nel 1760 e rappresenta La gloria dei Santi Tutelari di Alba, nelle pareti a sinistra ci sono San Teobaldo che invoca la Trinità a protezione della città opera seicentesca e Il miracolo di San Teobaldo, del Millocco 1761; a destra SS. Trinità che incorona la Vergine Maria e due Santi del XVII sec. e l’altra tela del Millocco I Santi tutelari di Alba che intervengono per proteggere la città assediata 1761.
Segue l’altare di San Bovo, con la pala San Bovo, olio su tavola di Luigi Morgari 1872, nelle pareti a destra S. Bovo, S. Teobaldo, S. Carlo Borromeo, S. Rocco ai piedi del crocifisso 1860, a sinistra S. Antonio abate di Ambrogio Oliva del 1591.
L’altare della Madonna del Rosario, ha la pala di Enrico Reffo La Madonna con Bambino con ai piedi S. Domenico di Guzman e S. Caterina da Siena 1888; alle pareti a destra La Madonna addolorata, Cristo morto e Santi, opera di Giovanni Pirri 1770 e a sinistra S. Luca che ritrae la Madonna con Bambino tra angeli, attribuita a Sebastiano Taricco.
Nell’ultima cappella si trova il Battistero realizzato su disegno dell’architetto Ugo Della Piana nel 1991 e al centro la tela raffigurante Il Battesimo di Gesù opera del Beaumont.
L’organo liturgico è stato realizzato dai F.lli Lingiardi di Pavia nel 1876.

 

A Cura di Chiara Borgogno


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