Beppe Fenoglio: Il mondo dei suoi racconti e romanzi
Il mondo contadino
Il legame affettivo di Fenoglio con le Langhe accomuna lo scrittore ed i suoi
personaggi.
Nei racconti di ambiente contadino, elaborati attraverso i ricordi dell’infanzia
e le conversazioni con parenti ed amici, emerge un rapporto “forte”
con la terra, destinato a resistere all’alternarsi delle vivende umane,
condizionato dalle necessità economiche dei protagonisti, dal mito del
benessere, o dal bisogno di trovare, nonostante il mutare delle stagioni, le
radici della propria esistenza.
Ne La malora, le Langhe “crude”1, terra della sofferenza e dello
sfruttamento di Agostino, divengono il sogno della rinascita e della speranza,
quando il ragazzo, alla fine del romanzo, ritorna a casa: “Le prime mattine,
avevo un bel chiodo, la prima cosa che facevo da alzato era guardare dalla finestra
se la mia terra c’era ancora, se nella notte una frana non me l’avesse
mangiata”2.
Fenoglio coglie, senza effetti sentimentali, la situazione economica, il destino
ed il fatalismo di una società contadina chiusa in una morsa irrazionale.
Nessuno riesce a trovare la forza necessaria per spezzare il legame affettivo
che inchioda alla terra d’origine: le uniche reazioni sono violente, anarchiche
o distruttive”3.
L’incalzare delle necessità materiali e la fatica non giustamente
remunerata sembrano aver spento in molti personaggi qualsiasi sentimento o desiderio
di vivere.
Le donne sono sfruttate fino all’esaurimento di ogni energia: esse consumano
la loro esistenza nel lavoro, fra la preghiera ed il pianto, senza attendere
compenso o comprensione. Anche quando appaiono forti e determinate, come Giulia
del racconto “Ma il mio amore è Paco”, hanno, in realtà,
un atteggiamento rassegnato ed un ruolo consolatorio4.
Solo le feste paesane interrompono la monotonia della fatica quotidiana.
I caratteri dell’ambiente contadino appaiono ancora più evidenti:
il divertimento non si configura solo come evasione spontanea del lavoro, ma
assume dalla tradizione una complessità rituale ed una dignità
che non riscontriamo nella società industrializzata.
Sono significativi, ad esempio, ne La malora, i minuziosi e complicati preparativi
per il pranzo di nozze di Ginotta5.
La descrizione della festa di San Lorenzo, ne “L’addio”, dimostra
la solennità di un divertimento sempre collettivo che, pur nella sua
semplicità e spensieratezza, non lascia spazio all’improvvisazione:
“Avevano impiantato in piazza i giochi e c’era intorno tutta la
gente … C’erano le pignatte e l’albero della salsiccia, ed
in più un gioco nuovo, quello di prender con lingua uno scudo d’argento
appiccicato al fondo sporco di una casseruola sospesa ad un filo: era sporco
di fuliggine e di sterco di gallina”6.
La serietà del divertimento si riscontra quando la partecipazione al
gioco è sentita come essenziale per una questione di prestigio: “Lui
si atterrì quando suo padre lo mandò a provarcisi … - Perché
tu no? Ci si sono provati dei ragazzi che i loro padri possono accecar di soldi
il tuo di padre…”7.
Alla festa partecipano tutti: è l’occasione in cui è possibile
annullare, nell’entusiasmo che accomuna, quelle differenze sociali che
solitamente dividono i personaggi.
Ne “La sposa bambina”, “C’era tutto il paese a salutar
Catinina, e perfino i signori ai loro davanzali”8.
La festa assume, quindi, lo stesso carattere “sacro” dei momenti
più essenziali della vita: anche il pranzo funebre, uno dei riti per
onorare il defunto, è quasi una necessità morale.
- B. FENOGLIO, La malora, Torino, Einaudi, 1990, p. 35.
- B. FENOGLIO, op. cit., p. 83.
- "Quando si fanno certe cose, dopo bisogna morire. Certe cose si fanno proprio perché si è sicuri di aver dopo la forza di morire." (B. FENOGLIO, Un giorno di fuoco, Torino, Einaudi, 1988, p. 16.
- B. FENOGLIO, "Ma il mio amore è Paco", Un giorno di fuoco, Torino, Einaudi, 1988, p. 46.
- B. FENOGLIO, La malora, Torino, Einaudi, 1990, p. 25-26.
- B. FENOGLIO, "L'addio", Diciotto racconti, Torino, Einaudi, 1995, p. 27.
- B. FENOGLIO, op. cit., p. 27.
- B. FENOGLIO, "La sposa bambina", Un giorno di fuoco, Torino, Einaudi, 1988, p. 21.
Da "Beppe Fenoglio" a cura di Paola Gramaglia, Lanfranco Ugona, Manuela Ugona.
Murazzano, Centro Culturale "Beppe Fenoglio", 2003.










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