Beppe Fenoglio: Il mondo dei suoi racconti e romanzi
Le Langhe
“Ora la strada sale in metà della vallata. Vento sì, ma
ce la fa appèna a spettinarmi. Non riesco a scorgere, lassù, dove
il cielo s’attacca alla collina.
Queste cominciano ad essere le Langhe del mio cuore: quelle che da Ceva a Santo
Stefano Belbo, tra il Tanaro e la Bormida, nascondono e nutrono cinquemila partigiani
e gli offrono posti unici per battagliarci”1.
Per Beppe Fenoglio, le dolci colline, il vento ed i fiumi, non sono soltanto
la cornice naturale dei suoi racconti, ma la sua stessa vita, la terra che non
ha mai voluto abbandonare.
Davide Lajolo afferma che “le Langhe sono nelle sue vene, sono il sangue
che erompe, … sono eguali a lui”2.
La natura è la realtà che lo scrittore ama profondamente: proprio
perché accetta la violenza delle sue leggi, è attratto anche dalla
morte.
Per Pavese, le Langhe sono il luogo della memoria, della nostalgia e del ritorno
all’infanzia; per Fenoglio, il distacco non avviene, neppure quando è
lontano.
Il ritmo tragico delle vicende narrate dallo scrittore è sempre scandito
dai suoni o dalle immagini degli elementi naturali, che si animano dei sentimenti
del racconto, proiettano ombre di angoscia o segni di attesa.
Ne I ventitre giorni della città di Alba, al culmine del dramma, “piovve
in montagna e piovve in pianura, il fiume Tanaro parve rizzarsi in piedi tanto
crebbe”3.
Nel racconto “L’andata”, l’incubo di un’immagine
marina prelude alla morte di Negus: “Non voleva vedere quanto restava
lontana la cima della collina, e poi le gobbe del pendio gli parevano enormi
ondate di mare che si rovesciavano tutte su lui”4.
A volte, le immagini della natura sono pause rasserenanti fra le azioni di guerra:
“Tutto il mondo collinare candeva di abbondantissima neve che esso reggeva
come una piuma… E le case tutt’intorno indossavano un funny look,
di lieta accettazione del blocco e dell’isolamento”5.
Ma, in altri momenti, la natura sembra colpevole, come gli uomini, degli eventi
più crudeli6.
In Una questione privata, si materializza, nella nebbia, la sofferenza morale
di Milton: “Formava spessori concreti, una vera e propria muratura di
vapori, e ad ogni passo Milton aveva la sensazione del cozzo e della contusione”7.
Quando Giorgio Clerici viene catturato, la nebbia, impenetrabile, “era
un mare di latte”8.
La pioggia sulle Langhe, all’inizio de La malora, esprime quel cupo dolore
che Agostino vive come una nuova condanna: “Pioveva su tutte le Langhe,
lassù a San Benedetto mio padre si pigliava la sua prima acqua sottoterra”9.
Il paesaggio e la natura, secondo Eugenio Corsini, non sono soltanto sfondo
o cornice delle vicende umane, ma si configurano “nelle vesti di veri
e autonomi protagonisti”10.
- B. FENOGLIO, Appunti partigiani 1944-1945, Torino, Einaudi, 1994, p. 7.
- DAVIDE LAJOLO, Fenoglio, Milano, Rizzoli, 1978, p. 47.
- B. FENOGLIO, Una questione privata, I ventitre giorni della città di Alba, Torino, Einaudi, 1990, p. 166.
- B. FENOGLIO, "L'andata", Una questione privata, I ventitre giorni della città di Alba, Torino, Einaudi, 1990, p. 194.
- B. FENOGLIO, Il partigiano Johnny, Torino, Einaudi, 1994, p. 431.
- EUGENIO CORSINI, "Paesaggio e natura di Fenoglio", in AA.VV., Beppe Fenoglio oggi, Atti del convegno di S. Salvatore Monferrato, 1989, Milano, Mursia, 1991, pp. 26-27.
- B. FENOGLIO, Una questione privata. I ventitre giorni della città di Alba., Torino, Einaudi, 1990, p. 40.
- B. FENOGLIO, op. cit., p. 41.
- B. FENOGLIO, La malora, Torino, Einaudi, 1990, p. 3.
- AA.VV., La natura e il mondo contadino in Beppe Fenoglio, Atti del convegno di Murazzano, Relazione di EUGENIO CORSINI, Murazzano, Centro Culturale "Beppe Fenoglio", 2002, p. 11.
Da "Beppe Fenoglio" a cura di Paola Gramaglia, Lanfranco Ugona, Manuela Ugona.
Murazzano, Centro Culturale "Beppe Fenoglio", 2003.










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